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La nostra storia

 
L’immagine dei pesci che nuotano più in alto rispetto a dove volano gli uccelli è forse la più famosa di quelle create da Marino Cacciatori per raccontare a chi saliva in barca con lui il suo Delta. Un Delta che veniva amato immediatamente da tutti, grazie alla passione che emanava per il Territorio, la cui valorizzazione è stata il filo conduttore della sua intera esistenza.
Caparìn, soprannome ereditato dalla bisnonna, raccoglitrice di “cape”, nasce nel 1938 a Porto Tolle, e a 12 anni inizia a lavorare sul traghetto del padre, attività che continuerà per quarant’anni. Con il suo spirito curioso, che lo porta ad essere quasi un avventuriero, nel 1958 salta in motocicletta alla volta di Bruxelles, dove è premiato per essere il più giovane partecipante all’Expo. Nello stesso anno ricevette, assieme ai suoi soci, un attestato di benemerenza dal Ministero dell’Interno per i servizi svolti durante l’alluvione dell’Isola di Ariano.
La sua indole indomita condizionerà sia la sua vita che la sua attività lavorativ, ad esempio gli era impossibile resistere a una possibile variante all’itinerario durante una gita in barca, o restare un momento senza pensare a come poter sviluppare il lavoro di traghettatore, a nuove imbarcazioni, a come far conoscere il Delta, dando così inizio al turismo fluviale nelle nostre zone.
Negli anni ’60 Marino subentra al padre nella gestione del traghetto, e con i figli dei suoi soci fonda la società CAM, dalle iniziali Cacciatori, Azzalin e Marchesini. La nuova generazione introduce tra Ca’ Tiepolo e Ca’ Venier uno dei primi traghetti con il pontile idraulico della zona, sostituendo i vecchi mezzi a corda.

Dopo la tragica alluvione che nel ’66 colpì l’Isola della Donzella, durante la quale Marino si prodigò nel soccorso alle zone colpite, i progetti di Caparìn non hanno sosta. Infatti porta un traghetto sulla Busa del Bastimento, una foce del Po di Tolle, per consentire l’accesso alla spiaggia del Bastimento, altrimenti irraggiungibile, aprendola così al turismo.

Marino passa le estati dal ’70 al ’77 con la moglie Graziana e i 3 figli come un Caronte che trasporta ilari bagnanti al posto di sconsolati dannati, fino a che una mareggiata rende impraticabile la spiaggia del Bastimento. La sua lungimiranza, però, lo aveva portato a costruire un ponte in barche sulla foce principale del Po di Tolle, per collegare alla terraferma la spiaggia di Barricata.

Questa vocazione al turismo e alla valorizzazione di zone del Delta poco conosciute e poco considerate si fa più evidente quando iniziano i lavori di costruzione della centrale di Polesine Camerini. Marino, che tra l’altro aveva varie barche impiegate nei sopralluoghi, accompagna infatti le famiglie degli addetti ai lavori in escursioni alla scoperta delle foci del Po. Negli stessi anni in cui costruisce i ponti in barche di Santa Giulia e Gorino e partecipa alle campagne saccarifere degli zuccherifici di Ca’Tiepolo e Polesella con i traghetti, che intanto sono diventati quattro, inizia a vedere il suo futuro nel turismo.

Nel 1984 affianca alle barche che utilizzava per le escursioni, tra cui un taxi veneziano, il vecchio vaporetto “Marte”, che gli permette di poter iniziare a lavorare con gruppi abbastanza consistenti. Marino inizia a promuovere il turismo fluviale, e nel 1987 decide di dedicarsi completamente ad esso: in quel anno infatti, fa costruire la motonave “Venere”, in grado di trasportare fino a 150 persone. Salendo a bordo della “Venere”, che ancora oggi è l’ammiraglia della flotta dei Caparìn, si può osservare un cartello, che Marino ha appeso alla parete dopo il varo. Vi sono riportati i dati tecnici dell’imbarcazione, il costo e una scritta: “aiuti economici: nessuno”. Questo a dimostrare la sua indipendenza, che lo portò, con grandi sacrifici, a  terminare il suo progetto nonostante varie promesse di sostegno finanziario non mantenute. Negli anni ’90 fa costruire le barche a fondo piatto “Scano Boa”, studiate per la navigazione tra i bassi fondali delle lagune.

Nel 1994, poi, volendo navigare anche sul Po di Maistra, il ramo più piccolo e incontaminato del Grande Fiume, non potendo superare il ponte di Ca’ Pisani con la “Venere”, vara la motonave ”Lino Beccati”. Il nome è un omaggio ad un compaesano di Marino, eroe della II guerra mondiale: Beccati aveva affondato con un barchino due incrociatori inglesi nella battaglia di Suda. L’imbarcazione, 15 metri con portata di 70 persone, viene alimentata a batterie, ma l’esperimento ecologico è destinato a fallire. Le sue richieste alle istituzioni di avere la corrente elettrica necessaria per ricaricare le batterie direttamente sul pontile, rimangono inascoltate.

Molti rappresentanti delle istituzioni hanno navigato con Cacciatori. Lui, però, fin da subito   ci teneva a mettere in chiaro le cose, con la ormai celere frase: “Voi credete di portarmi in barca, ma qui sono io a portare in barca voi”. Tra le personalità che Marino ha portato in barca è da ricordare Carlo Azeglio Ciampi, che durante la sua visita del 10 ottobre 2003 stupì tutti ricordando un’altra escursione con Marino ai tempi della Banca d’Italia. Non solo politici però: moltissimi sportivi, musicisti, registi e scrittori hanno conosciuto il Delta, per poi farlo conoscere, grazie a Marino.


Ora che il testimone è passato alla moglie Graziana e ai figli Sandro, Stefano e Simone le imbarcazioni della flotta Caparìn solcano tutti i rami del Delta del Po fino a spingersi nella Laguna di Venezia.

Nel 2011 la flotta si arricchisce della motonave Airone e di altre tre barche a fondo piatto, adatte alla navigazione tra le lagune ed i canneti, e si aggiungono ai servizi offerti l'itinerario nella laguna di Caleri ed il passaggio su prenotazione del Po di Levante tra Porto Levante ed Albarella , per consentire ai cicloturisti di completare la Via delle Valli. 

Dal 2014 i figli continuano l’opera paterna di promozione e diffusione delle meraviglie del Parco del Delta del Po a bordo anche del  topo veneziano "El Doge" e della barca elettrica Maaty.